La poesia nella musica & nel cinema: C. Baudelaire e A. Merini

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CAPITOLO PRIMO, CHARLES BAUDELAIRE

Oggi, ci occuperemo principalmente di analizzare il rapporto tra la musica e la poesia. Non in senso generale come abbiamo già fatto (Clicca qui per la prima parte e per la seconda parte), ma palesando qualche esempio concreto, tangibile. Questa volta, invece, faremo solo un accenno al cinema.

Protagonisti saranno:

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La poesia in TV – Catullo

In occasione dell’ingresso nel sondaggio di Catullo, il Prof. Roberto Vecchioni ci parla della Poetica di Catullo; in particolare del Carme VIII

Miser Catulle. desinas ineptire.
et quod uides perisse perditum ducas.
fulsere quondam candidi tibi soles.
cum uentitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
ibi illa multa cum iocosa fiebant
quae tu uolebas nec puella nolebat
fulsere uere candidi tibi soles.
nunc iam illa non uult. tu quoque impotens noli
nec quae fugit sectare. nec miser uiue.
sed obstinata mente perfer. obdura.
uale puella. iam Catullus obdurat.
nec te requiret. nec rogabit inuitam.
at tu dolebis cum rogaberis nulla.
scelesta. uae te. quae tibi manet uita.
quis nunc te adibit. cui uideberis bella.
quem nunc amabis. cuius esse diceris.
quem basiabis. cui labella mordebis.
at tu Catulle desinatus obdura.


 

14 giugno 1837 muore Giacomo Leopardi

Il 14 Giugno 1837 muore a Napoli Giacomo Leopardi

Ci racconta il poeta Italiano, il professor Roberto Vecchioni:

La sera del dì di festa

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

Giacomo Leopardi

13 giugno 1888 nasce Fernando Pessoa

Il 13 giugno 1888 nasce a Lisbona Fernando Pessoa.

Ci racconta il poeta portoghese, il professor Roberto Vecchioni:

Tutte le lettere d’amore sono ridicole.

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’e’ l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verita’ e’ che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

Fernando Pessoa