14 giugno 1837 muore Giacomo Leopardi

Il 14 Giugno 1837 muore a Napoli Giacomo Leopardi

Ci racconta il poeta Italiano, il professor Roberto Vecchioni:

La sera del dì di festa

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

Giacomo Leopardi

13 giugno 1888 nasce Fernando Pessoa

Il 13 giugno 1888 nasce a Lisbona Fernando Pessoa.

Ci racconta il poeta portoghese, il professor Roberto Vecchioni:

Tutte le lettere d’amore sono ridicole.

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’e’ l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verita’ e’ che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

Fernando Pessoa

 

Chi è il poeta? L’analisi del pensiero di Freud – 3

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Freud, prosegue ponendo una domanda e dandosi una risposta. Marzullo docet; io inizio dalla risposta. No.

Non c’è ragione di ritenere che le prime tracce della “fantasia poetica” si trovino nell’infanzia. Anzi, sarò più chiaro. Poiché Freud, parla più specificatamente del Bambino, la risposta è ancor più certa. Un bambino a tutto può pensare durante il gioco tranne che a qualche virus della di poesia.

Il pensatore Freud, infatti, propone al lettore un’interpretazione della poesia come il gioco di un bambino.

Se dovessimo accettare la tesi di Freud, allora questo ragionamento dovremmo riproporlo per tutte le arti creative (Vedi analisi 1 e 2). Chiunque rielabori pensieri nella propria mente, nel proprio io, e li trasformi in arte, altro non fa, che stare giocando come un bambino.

Se vale il principio secondo cui la rielaborazione mentale della realtà è un gioco, allora tutta la popolazione mondiale gioca ogni giorno. Credere in qualcosa che potrebbe avvenire è un gioco, Illudersi di qualcosa è un gioco, forse pensare è un gioco? Chi scrive romanzi gioca. Chi crea un’opera architettonica partendo da un’idea gioca. Chi disegna l’arte gioca. Tutti giochiamo.

Se vale tutto questo, allora ci sto. L’opera del poeta è un gioco.

Piuttosto che accettare questa definizione “giocosa”, preferisco individuare i punti di disaccordo del poeta e, quindi della poesia, dal gioco del bambino.

Freud spiega che il poeta prende sul serio il suo gioco. Ci dice che l’opposto del gioco è il mondo reale.

Quindi il poeta creerebbe l’idea della poesia dal mondo irreale, l’adatta a suo gradimento e, giocando, la trascrive su di un foglio forgiando una poesia.

Questa appena descritta, sembrerebbe l’idea che ha del poeta, Freud.

Inutile fare presente che tale attività sarebbe comune praticamente a tutte le arti che sono frutto di interpretazione della realtà, di rielaborazione e produzione.

Quest’ultimo concetto, però, non ci dice perché questo modo di interpretare  l’attività del poeta (dell’arte in genere direi io) non è corretta, o meglio, così intesa non è corretta.

L’errore di fondo risiede nell’interpretazione generale che Freud sta dando al suo pensiero. Un po’ sempliciotta, passatemi il termine.

Quando da piccolo giocavo, non avevo una cognizione piena del mondo circostante. Non avevo esperienza di tanti stati d’animo che la vita e le prime esperienze adolescenziali ti danno. Non avevo esperienza del dolore, della tristezza e della felicità che da adulto si acquisiscono.

Vedete, se fosse corretto il pensiero di Freud, non ci sarebbe differenze tra una poesia scritta in punto di morte da un uomo anziano ed il gioco di un bambino. Frutto del gioco sarebbe l’uno e frutto del gioco l’altro.

Mi spiace, ma non lo ritengo sensato. Se poi le due attività hanno in comune la rielaborazione secondo la propria chiave di lettura della vita, dell’immaginazione, beh, allora tutte le attività dell’essere umano , giorno per giorno, sono giochi più o meno seriosi. Questa è un’idea, a parer mio, forzata. Frutto, ritengo, degli errori della prima parte dell’analisi.

Credo, invece, che il gioco del bambino soppesi alla necessità dello stesso e della sua mente di conoscere il mondo, di divertirsi, di dare sfogo alle proprie energie vitali.

Nello stesso tempo credo che l’attività del poeta quasi mai serve ai fini della conoscenza intesa nel senso del bambino), spesso il divertimento lascia il posto al dolore, alla rassegnazione, alla piena consapevolezza della vita, alla rielaborazione della vita. Tutte attività che non possono essere colte con consapevolezza dal bambino.

Per quanto attiene alla percentuale di fantasia insita nell’elaborazione della poesia, non credo di essere in grado di formulare una tesi generale. Credo, tuttavia, che nella poesia sia maggiore la realtà della fantasia. Infatti, il più delle volte, le poesie sono frutto di fatti reali, accadimenti materiali, stati d’animo patiti frutto di avvenimenti di vita vissuta.

La fantasia c’entra ben poco nella maggior parte dei casi. Di sicuro nulla ha a che vedere con la fantasia che il bambino mette nel gioco.

L’ultima parte di questo estratto ci porta ad una ulteriore riflessione. Freud ritiene che il lavoro di fantasia del poeta porta a conseguenze fondamentali per la tecnica artistica. Se diamo la corretta interpretazione al lavoro introspettivo del poeta (quindi non come semplice gioco fantasioso del bambino), sono d’accordo che la produzione di questo lavoro introspettivo produce a tali conseguenze. Mi pare un concetto ovvio visto che di produzione artistica stiamo parlando.

Andiamo a concludere con l’ultima parte, la più oscura. Freud ritiene che da imprecisate molte cose (di una poesia ritengo), se rapportate nella realtà, non può trarsi godimento. Se ne può trarre, invece, se prese dal punto di vista della fantasia.

Abbiamo, quindi conferma che Freud separa nettamente il mondo del poeta in reale ed immaginario e suggerisce un’interpretazione fantastica della poesia al fine di goderne compiutamente.

Ottimo. Io suggerisco esattamente il contrario. La poesia deve essere vista con gli occhi della realtà, nuda e cruda. Solo l’interpretazione reale, solo guardando alla propria esistenza ed a quella del poeta sarà possibile goderne a pieno. Goderne o struggersi. Sentimenti opposti ma gemelli per chi ama la poesia. Indivisibili.

In definitiva, credo, che le prime tracce della fantasia poetica, non si debbano ricercare né nell’età fanciullesca, né nell’adolescenza, né della saggezza di un anziano. Possono, piuttosto risiedere, di volta in volta, nella vita di un uomo o di una donna, nella bellezza della vita, nella bellezza di un fiore,  nel mare, nell’amore e nell’odio, in un viale o nel tramonto. Nella vita reale? molto più probabile. 

Nel volere donare, a se stessi o al prossimo, un punto di vista della vita che può essere comune a tanti.

ANALISI PARTE 1 –> CLICCA QUI

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Saggi sul pensiero di Freud:

Newton Compton: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura (e-book)

La Feltrinelli: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura  (Cartaceo)

Mondadori: Parole che nascono libere. La scrittura creativa per la crescita e la terapia di Giampaolo Mazzara

La Feltrinelli: Penelope che parlava alle pietre. Frammenti di letteraturanima e d’oltre

di Giovanna Mulas

Chi è il poeta? L’analisi del pensiero di Freud – 2

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Continuando nell’analisi del pensiero di Freud, possiamo affermare con certezza ciò che nella prima parte abbiamo supposto. Vale a dire, l’idea dello stesso studioso di credere che dalla comprensione logica della composizione creativa possa scaturirne un poeta.

L’arte, di per sé, è composizione creativa. Questo è fuor di dubbio. Ma l’idea che la comprensione logico-razionale (perché di questo parla Freud) di un’arte, possa insegnartene un’altra arte è, quantomeno, una forzatura.

Pensare che la comprensione dell’arte creativa del disegno di per sé forgerebbe uno scultore è pazzia. Altre sono le regole; altre sono le abilità; altri gli strumenti; altra è l’arte.

O ancora, per esempio, dare una palla ovale ad un giocatore di calcio e pretendere che la comprensione logico-regolamentare del gioco del Rugby, permetta al calciatore di diventare un rugbista è forzatura anch’essa. Anche qui altre sono le regole, altre sono le abilità; altri gli strumenti; altra è l’arte.

Certo, un bravo pittore può anche essere un bravo scultore, ma la strada che porterà ad una così completa abilità artistica non può ridursi (per l’uomo medio) ad una semplice comprensione delle arti in gioco.

Quest’ultimo esempio, seppur esemplificativo, ci permette di aggiungere un elemento di criticità ulteriore per accettare l’assunto di Freud. Mi riferisco al fatto che la poesia non è, di certo, arte manuale! Pertanto sarebbe ancora più complesso ritenere di potere apprendere un’arte non manuale attraverso la semplice comprensione logico-razionale.

Più semplice e pratica è un arte, infatti, meglio può essere spiegata e, quindi appresa. Al contrario, meno pratica e più irrazionale è un’arte (la poesia nel caso di specie) più complessa sarà la cognizione e, quindi, la realizzazione da parte di un terzo.

Questo ragionamento ci permette di ribadire con più convinzione, quanto già ho espresso nella nostra prima parte di analisi. Secondo Freud, infatti, questo è possibile. Ci si riferisce al fatto secondo cui, dalla comprensione di un’arte simile alla poesia, si possa apprendere l’arte del poetare. Io lo ritengo altamente improbabile se non impossibile. Dubito, infatti, si possa trarre una regola generale.

Segue, nell’analisi di Freud uno dei più evidenti errori di comprensione. Questi, infatti,  travisa un luogo comune per ricondurlo, a suo piacimento, all’interno della sua teoria.

Quando egli scrive che i poeti cercano di ridurre la distanza tra questi e l’uomo diremo “comune”, vorrebbe far sembrare che gli stessi poeti, dichiarino quanto segue:

Sarebbe qualcosa come dire che, per essere poeta basta essere un uomo e quindi, la comprensione dell’uomo, ti permette di divenire poeta. Niente di più errato.

Quella, che è una frase che spesso si ripropone per spiegare l’essere poeta in realtà, secondo la mia interpretazione, suggerisce bel altra cosa.

Mi spiego. Ieri vi dicevo che l’ispirazione, quindi la poesia e quindi il poeta è “frutto” della composizione di attimi, sensazioni, pensieri. L’essere umano di per sé è naturalmente predisposto ad accogliere in se, ogni giorno, più volte al giorno, questi elementi. Il poeta altro non fa che raccogliere tali elementi immateriali (il più delle volte) e rielaborarli sotto forma di parole. 

La fatidica distanza sta tutta qui. Non tanto nella comprensione dell’uomo; quanto nell’accettare come assunto che una poesia altro non è che vita vissuta. La stessa vita che lega tutti gli esseri umani. Formata da innumerevoli attimi (dal punto di vista del poeta).

Ma non è l’introspezione su cosa nasce in un altro uomo (nel poeta) che ti rivela la composizione creativa dello stesso. Al contrario è nella tua stessa vita che ciò può avvenire. Tale analisi ti permetterebbe di appropriarti di qualcosa che già hai, ma che non consideravi di possedere.

E’ la propria analisi introspettiva che insegna e non la comprensione creativa del poeta. Quella resterà sempre oscura all’esterno fintanto che  non avrai lavorato sulla tua persona. Le parole utilizzate dal poeta per spiegare la nascita di una poesia, sembreranno inconcludenti ragionamenti privi di utilità, per la ovvia ragione che le espressioni utilizzate rimarranno, per la gran parte, prive di significato specifico in chi le ascolta.

Possiamo quindi tornare all’analisi della prima parte per mettervi un punto. Quando Freud, infatti, scrive che l’interessa, la curiosità aumenta se il poeta rimane vago sul processo creativo, sul poetare, possiamo adesso rispondere, che la ragione di questa incomprensione è semplice. La domanda è posta alla persona sbagliata e, la risposta, soggiace a regole per lo più irrazionali che difficilmente possono essere spiegate, e  quindi apprese, attraverso la semplice comprensione logica. Per questo sembrerà sempre di ricevere risposte, nel migliore dei casi, elusive.

ANALISI PARTE 1 –> CLICCA QUI

ANALISI PARTE 3 –> CLICCA QUI

Saggi sul pensiero di Freud:

Newton Compton: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura (e-book)

La Feltrinelli: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura  (Cartaceo)

Mondadori: Parole che nascono libere. La scrittura creativa per la crescita e la terapia di Giampaolo Mazzara

La Feltrinelli: Penelope che parlava alle pietre. Frammenti di letteraturanima e d’oltre

di Giovanna Mulas

Chi è il poeta? L’analisi del pensiero di Freud

Sigmund_Freud_1926

Immagine di pubblico dominio su Wikipedia. Per info cliccare sull’immagine stessa

La mia riflessione vorrei impostarla guardando esattamente lo studioso Freud. Lui scruta il poeta ed io guardo verso di lui. Invertiamo l’oggetto di analisi. Da cosa parte Freud? Proviamo a capire dove risiede il vulnus dell’incomprensione.
Egli, infatti, imposta la sua riflessione cercando una spiegazione razionale e compiuta della fonte dell’ispirazione. Questo come elemento caratterizzante il poeta e che, una volta esplicitato ed appreso all’esterno contribuirà “a fare di noi dei poeti” (secondo il suo ragionamento).

Infatti, quando egli scrive che per fare di una persona un poeta sia necessario capirne, con piena consapevolezza, le “cause determinanti la scelta materiale” che determinano la “trasformazione”, altro non fa, che credere sia possibile una comprensione logico-razionale (e ben articolata) dell’ispirazione, quindi della poesia e, di conseguenza, del poeta.

Personalmente ritengo che un primo errore risieda proprio nell’incipit del suo ragionamento. La poesia non è ragionamento, non è frutto di ragionamento e, non essendo tale, la nascita di un poeta non può albergare nel ragionamento. E’ istinto, piuttosto; è attimo. Si può scrivere per anni una poesia ma, questa, sarà sempre composta da innumerevoli attimi e mai da lunghi ragionamenti. Saranno gli attimi a formarla, non la complessità del tempo richiesto per elaborarla. Forse l’elemento più lungo nel tempo che è parte di una poesia può essere un pensiero. Ma punto fermo dell’analisi sarà che una poesia è pur sempre formata da tanti attimi, che insieme la forgiano e che chiamano ispirazione. Mai da ragionamenti lunghi nel tempo.

A cosa porta tale ragionamento?

Chiedere ad un poeta da cosa scaturisca l’ispirazione; da cosa nasca, come si forma quindi la poesia ed aspettarsi come risposta un ragionamento “soddisfacente”(come richiesto dallo stesso Freud) equivale a credere di potere poggiare la luna sul palmo della mano. E seppur una risposta venga data sarà una luna distorta, quindi non veritiera. Inutile, quindi, per capire come diventare poeti. Non è un caso che, proprio alla domanda su cosa sia la poesia, studiosi, poeti e letterati non siano mai riusciti a mettersi d’accordo. Ognuno ha la sua teoria. Tutti provano a ragionarci ma, col ragionamento, falliscono miseramente.

Vengono fuori spiegazioni affascinanti, simpatiche, comprensibili, a volte incomprensibili ma comunque inutili. Per questo Freud sembra arrendersi. Sembra far credere che i poeti abbiano un segreto che non vogliono rivelare. No, molto più semplice. Non puoi fornire un ragionamento compiuto e razionale di qualcosa che non nasce col ragionamento e che è, piuttosto, l’opposto dello stesso.

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Saggi sul pensiero di Freud:

Newton Compton: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura (e-book)

La Feltrinelli: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura  (Cartaceo)

Mondadori: Parole che nascono libere. La scrittura creativa per la crescita e la terapia di Giampaolo Mazzara

La Feltrinelli: Penelope che parlava alle pietre. Frammenti di letteraturanima e d’oltre

di Giovanna Mulas