La fotografia e il cinema: sorelle separate alla nascita

Immagine in Licenza: CC0 Public Domain di OpenClips si Pixabay.com

Immagine in Licenza: CC0 Public Domain di OpenClips su Pixabay.com

Bentrovati fotoamatori!

Anche questo, come il precedente, è un post che ho elaborato nel mese di stop forzato.

Il fatto che la fotografia abbia un ruolo fondamentale nel cinema, non lo scopro io, lo so. Lo dice la storia, lo dicono i protagonisti stessi delle cineprese, i premi Oscar vinti e via dicendo. Ci saranno, infatti, mille ragioni per giustificarne la vicinanza, di carattere tecnico, storico e chi più ne ha, più ne metta.

Comunque sia, cercherò di darvi la mia valutazione personale del caso e, nel fare ciò, porterò con me tre fonti di prova:

1. La figura del direttore della fotografia

2. Il fatto che il frame (il fotogramma) in diritto d’autore è considerato fotografia

3. La figura, sempre più sorprendente, del timelapse

IL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA

Si dice che il direttore della fotografia sia, più precisamente, il responsabile della fotografia cinematografica. Cosa vuol dire?

Per chiarire il concetto partiamo dal lavoro del fotografo. Di cosa si occupa quest’ultimo? Di cosa è responsabile?

Sarete d’accordo che le sue principali mansioni riguardano la composizione della scena, la disposizione delle luci, l’angolo di ripresa, la scelta dell’obiettivo, l’apertura del diaframma, la profondità di campo e via dicendo.

Se siete d’accordo su questo, allora vi basterà sapere che questi elementi sono i medesimi del direttore della fotografia cinematografica. Ciò che cambia è:

1.  l’attrezzo: da un lato la fotocamera, dall’altro la cinepresa

2. la scena ritratta: in movimento nella cinematografia (riprodotta artificialmente anche nel timelapse); istantanea nella fotografia

Ovviamente, come la stessa legge sul diritto d’autore sembra suggerire, alle conoscenze tecniche, il direttore della fotografia deve associare le proprie capacità artistiche. Elemento fondamentale, su cui si basa buona parte della giurisprudenza sul tema è sempre “il carattere creativo” della sua personale opera (di cui abbiamo già parlato QUI). Il problema principale, infatti, è riuscire a rispondere alla seguente domanda:

«Il direttore della fotografia è autore del film tanto quanto il regista, oppure no?» 

Secondo il Tribunale di Roma (con sentenza del 18 Marzo 2011), no.  Ritiene brevemente la Corte che non può essere riconosciuto al direttore della fotografia lo stesso “trattamento” del regista o del fotografo per la fotografia. Non è un caso, infatti, che all’art. 44 l. n. 633/1941 vengono individuati come co-autori dell’opera cinematografica:

a. il regista,

b. l’autore del soggetto,

c. l’autore della sceneggiatura,

d. l’autore della musica originale del film;

nessuna menzione si fa del direttore della fotografia. A prescindere dal fatto se sia giusto o sbagliato dare minore importanza al responsabile della fotografia (a mio parere sbagliato), la soluzione per ovviare al problema è da ricercarsi nella considerazione che segue:

Così come in Francia, il direttore della fotografia, per essere riconosciuto al pari di un regista e, quindi, per godere della stessa tutela di quest’ultimo, dovrà dimostrare la creatività della propria opera. Per far ciò, basterebbe fare ricorso a tutti i parametri giurisprudenziali posti per la fotografia che consentono di distinguere la fotografia semplice, dall’opera fotografica creativa. Basterebbe applicare anche all’opera del responsabile della fotografia cinematografica, parametri identici a quelli della fotografia per potergli attribuire carattere creativo e, quindi, una tutela autonoma ed indipendente dal regista.

Aggiungo, per chiudere, ciò che il tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro ha detto della sua professione:  «Non mi sono mai sentito a mio agio con la definizione “Direttore della fotografia”, preferisco piuttosto “Autore della fotografia cinematografica”. “Autore” vale a dire, infatti, libero ingegno creatore della “foto-grafia” cioè dello “scrivere con la luce“».

IL FRAME

 Mi limito a proporvi, senza aggiungere altro, l’articolo 87 della legge sul diritto d’autore:

Sono considerate fotografie ai fini dell’applicazione delle disposizioni di questo capo le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche“.
IL TIMELAPSE
Sul fatto che il timelapse sia composto esclusivamente da singole fotografie è affermazione che non può essere smentita. Così come l’effetto che produce, molto simile ad una normale sequenza di un video cinematografico.
Inoltre al timelapse è possibile aggiungere in fase di montaggio al pari di un film: la musica, i dialoghi e quant’altro. Credo che presto qualcuno reinventerà il timelapse in film.
Vi lascio con l’invito ad andare su youtube per visionarne alcuni, come quello che segue:
E voi che ne pensate?
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3 pensieri su “La fotografia e il cinema: sorelle separate alla nascita

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