Decreto unico – Ministero dell’Istruzione della Repubblica di Liberoilverso.com

Immagine in licenza CC0 Public Domain su Pixabay.com. Autore "Nemo". Info su diritti di utilizzo cliccando sull'immagine.

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 Recante «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo unico del buon senso».
ANTEFATTO STORICO

Come alcuni di voi avranno letto, anche in questi giorni, si è riacceso un dibattito che, in realtà, non si è mai spento, grazie ad alcune interrogazioni parlamentari rivolte all’attuale Ministro della Pubblica Istruzione.  Tutto ebbe inizio nel 2010 quando, il Ministero dell’allora ministra Maria Stella Gelmini, portata alla “ribalta” grazie alla sua affermazione sull’omonimo tunnel  che (secondo lei) collegava la Svizzera e l’Abruzzo, emanò il Decreto 7 ottobre 2010, n. 211. Si trattava di uno schema di regolamento recante «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali».

Per farla breve. Il Ministero suggerisce agli insegnanti italiani come e su cosa devono vertere i programmi scolastici dei vari indirizzi liceali.

Si è sviluppato, in breve tempo, un acceso dibattito sulle indicazioni riguardanti gli autori “suggeriti”. Perché?

Questo emerge sui 24 Autori suggeriti:

  1. E’ presente un solo autore straniero (Baudelaire)
  2. E’ presente una sola donna (Elsa Morante)
  3. Su 17 poeti o scrittori del XX secolo (escludendo Verga e Pirandello assegnati all’Ottocento) non c’è un solo autore meridionale

Leggendo i vari articoli sul tema sappiamo che, in tale elenco, mancano giusto alcuni autori di poco conto nati nel sud d’Italia (-.-‘). Qualche esempio?

Il Modicano, premio Nobel per la letteratura nel 1959 Salvatore Quasimodo, il salernitano Alfonso Gatto, il materano Rocco Scotellaro, il siciliano Leonardo Sciascia, l’abruzzese Ignazio Silone, il potentino Leonardo Sinisgalli, il siracusano Elio Vittorini o, ancora, il palermitano Giuseppe Tommasi di Lampedusa. Non c’è neppure il premio Nobel del 1926 Grazia Deledda.

Non aggiungo altro. Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

Per correttezza, potete leggere il testo ministeriale, solo nella parte che ci interessa, cliccando il link sottostante:

Decreto 211-2010 solo parte

OSSERVAZIONI E PREMESSA

Mi sono imposto, da subito, di provare a non ragionare da cittadino residente all’estremo sud d’Italia. Questo perché sono convinto d’essere italiano prima ancora che altro; e da italiano voglio ragionare. Sarebbe incomprensibile fare diversamente.

Ma non solo. Io sono anche un amante della poesia. Quindi, oltre che da italiano, voglio ragionare da amante dei versi. Quest’ultima considerazione è di primaria importanza in quanto, apre la mia mente non solo ad autori italiani, ma anche stranieri. Preciso che il mio punto di vista è sulla poesia e non sulla letteratura in genere.

La bellezza di una poesia non si misura rispetto al luogo ove è stata scritta né, in teoria, rispetto a chi l’abbia scritta.

Prima di dirvi come la penso, una premessa. Sul tema si sono pronunciati illustri studiosi. Da Pino Aprile, al «Centro di documentazione della poesia del Sud» e via dicendo. Vi prego di dare importanza alle loro osservazioni.

Messo nero su bianco il mio paradigma di ragionamento ed una premessa doverosa, dirò la mia.

 IL MIO PUNTO DI VISTA – PUNTO 1/2

Si, è vero, si stratta di semplici indicazioni. Gli insegnanti hanno un margine (ampio?) per creare il proprio programma. Ma, questo, non può essere una giustificazione. Perché mai, anche se di indicazioni si tratta, il massimo organo in materia della Repubblica Italiana dovrebbe dare indicazioni così parziali, anche territorialmente parlando. Proprio perché si tratta del Ministero dell’istruzione d’Italia e non del Ministero dell’istruzione della Padania (che non esiste ovviamente).

Ma il problema è solo questo? No. A cosa serve, a scuola, studiare la poesia?

Questo è il punto. Sono certo che l’80% e più degli studenti preferirebbe fare altro. Molto dipende anche dall’insegnante, lo sappiamo. Basta un buon insegnante per fare appassionare la classe ad una materia. Vale lo stesso per la poesia.

Quest’utima, chiedo, serve a conoscere (come pare essere) rime, metriche e via dicendo? Come direbbe Totò: “Ma mi facci il piacere”! Ecco, oggi come ieri, sembra che l’unica (o quasi) preoccupazione sullo studio della poesia sia l’erudizione su questi elementi, graziosi, interessanti ma enormemente riduttivi della poesia stessa.

Niente di più noioso. Se a questo aggiungiamo pure  uno scarso insegnante, il mix è fatale.

La poesia, detto da chi ama la poesia, è tutt’altro. O meglio, è in buona parte altro!

Nel mio blog, lo sapete, è sempre online un sondaggio sul tema. Roba rara! Più precisamente sugli autori più apprezzati. Lo so, non ha valore scientifico, e bla bla bla. E’ un’indicazione.

Vi svelo il podio in questo momento (in ordine di preferenza):

  1. Alda Merini                                      
  2. Giacomo Leopardi                                        
  3. Pablo Neruda  

Seguono tanti altri. La classifica potete consultarla cliccando sul banner e seguendo le indicazioni. E’ lampante, leggendola, capire come le indicazioni ministeriali siano lontane, lontanissime dal sentire comune. Dei primi tre, due (la Merini e Neruda) non sono ovviamente nominati. Eppure, ne sono convinto, portare tra i banchi di scuola due autori come loro, aiuterebbe il movimento intero. Aiuterebbe gli insegnanti a parlare di alcuni temi che formerebbero, comunque, i ragazzi. Questa è una prima considerazione.

I programmi dovrebbero, quindi, liberarsi dalle catene sullo studio di tutte le metriche possibili ed immaginabili, rime e chi più ne ha più ne metta ed approcciarsi, invece, ai temi trattati dagli autori a prescindere se l’autore è o meno italiano e/o scrive in decasillabi, rime e via dicendo.

IL MIO PUNTO DI VISTA – PUNTO 2/2

Oltre a tutto questo, altro passaggio fondamentale per risollevare le sorti della poesia a scuola e in generale, è quello di associare, allo studio della poetica, altre arti. Badate, questo aiuterebbe i ragazzi stessi nello studio interdisciplinare. Oggi, infatti, la poesia, può essere accompagnata dall’ausilio di laboratori audio, video e di fotografia (per esempio). Arti, queste, che benissimo si prestano per mettere in risalto il volto migliore e meno noioso della poesia stessa.

CONCLUSIONI

Quindi, in definitiva, credo che l’approccio al problema possa essere di due tipi:

  1. Regionalistico o con gli occhi bendati –> Così facendo faremmo una correzione giusta e doverosa ad un testo scritto male e senza un apparente senso ma manterremmo tutti i problemi e le difficoltà presenti per lo studio e la diffusione della poesia.
  2. Nuovo approccio –> Dopo aver corretto il testo (operazione doverosa), si dovrebbe cambiare l’approccio alla poesia. Dalla A alla Z. Magari seguendo alcune direttive di chi ama la poesia e non l’erudizione fine a se stessa. Perché elemento fondamentale è sapere, o quantomeno provare a rispondere, alla fatidica domanda: Cos’è la poesia? Ecco, io nel mio blog, ho volutamente inserito tanti post che provano a rispondere alla domanda e, grazie a questi, mi sono fatto una idea sul tema.

Fatelo anche voi!

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