Votantonio, Votantonio! – Il Movimento Poeti d’azione

ballot-158828_1280Iniziamo col botto!

No, non è uno scherzo. Alle prossime elezioni europee si potrà votare per il “Movimento poeti d’azione” ideato da Alessandro d’Agostini nel lontano 1994.

Andiamo, però, con ordine.

Proprio quest’oggi, mentre mi barcamenavo tra i vari siti d’informazione on-line, la mia attenzione è stata catturata dal titolo principale del fattoquotidiano.it che recitava: “Elezioni europee 2014, presentati 64 simboli. Dal Bunga Bunga ai Poeti d’azione”.

Ed ancora, su Lastampa.it: “Forza Juve” e “Poeti d’azione” tra i 64 simboli per le Europee”.

Devo ammettere che, a prima vista, l’accostamento tra il bunga bunga, Forza Juve ed i poeti d’azione, lascia un retrogusto amaro di sfottò. Come per dire: “c’è di tutto” (in senso dispregiativo?).

Ovviamente la mia curiosità ha fatto il resto. Partite le ricerche, ho fatto una scorpacciata d’informazioni storiche e filosofiche su tale movimento (quello dei poeti, sia chiaro).

Dirò quello che penso; niente di più, niente di meno.

Per ragioni di completezza vi dico che ho avuto la caparbietà di leggere i vari documenti ideologici e programmatici che si trovano all’interno del blog del “Movimento poeti d’azione”. Più precisamente:

  • il “programma politico”
  • il post “Poeti d’Azione. Una possibile definizione”
  • i “Punti Programmatici Fondamentali.

Inoltre ho visionato i vari video su youtube presenti sul canale stesso del movimento.

Cosa ne penso?

Per facilità d’esposizione separerei la disamina in 2 parti: Mi piace e Non Mi Piace. E’ solo il mio punto di vista. Un’opinione.

PARTE 1 – Mi piace

1. E’ stato sorprendente vedere come, già nel 1994, quelli che allora erano i “Giovani poeti d’azione” (ahimè gli anni passano per tutti, cari amici), denunciavano le difficoltà che la poesia incontrava, con un approccio moderno e, se vogliamo, attuale. Vale a dire chiedendo più spazio nei mass media di allora (il tubo catodico in primis), al fine di avvicinare la poesia alla gente. Visti i problemi che attanagliano l’opera poetica oggi, non c’è che dire, lungimiranti, bravi.

Aggiungo. Suggerisco di vedere ed ascoltare, poiché facilmente reperibile su YouTube, una video intervista a Pasolini del ’74 dove, quest’ultimo, parla in modo profetico del virus che, a mio parere, sarà responsabile del declino anche della poesia. L’omologazione. Pierpaolo Pasolini, 50 anni avanti.

Ribadisco che la mia non vuole essere una disamina esaustiva. Per quest’ultima consiglio di leggere direttamente i post del blog ufficiale del movimento (www.poetidazione.it) e di farvi un’idea vostra. Mi limiterò, quindi brevemente, a toccare alcuni punti che mi hanno colpito, ritenendoli interessanti per il mio blog. Il movimento palesava, negli anni ‘90, il problema della cronica difficoltà della poesia di divenire fenomeno di massa moderno. Protestavano davanti agli studi di Canale 5, per esempio, contestando il fatto che la poesia, e quindi i poeti, venissero bistrattati dai media a vantaggio di altri generi letterari e, quindi, di altri autori.

2. E’ stato altrettanto sorprendente ascoltare, leggere riflessioni che mi sento di condividere e che, da diversi anni, anche la mia esperienza ha maturato. In particolare

A. Nel postPoeti d’Azione. Una possibile definizionesi legge: «I Poeti d’Azione diversamente da molti “praticanti” il verso, non indirizzano i propri sforzi creativi e producono le proprie opere per destinarle esclusivamente alla ristretta cerchia di cultori e intenditori, ma portano la poesia verso il pubblico che intendono scuotere e conquistare».

Sono assolutamente d’accordo con quanto appena letto. Anche chi vi scrive, in un articolo di qualche mese addietro, esprimeva il principio secondo cui, la poesia, dovrebbe tornare a camminare con la gente piuttosto che accomodarsi viziata in un salotto più o meno erudito. (QUI il mio articolo, contenuto in una rivista letteraria e posto come incipit nella mia ultima raccolta di poesie)

B. Mi piace anche l’idea, parimenti contenuta nello stesso post, secondo la quale: i poeti dovrebbero rivendicare «il ruolo sociale della figura di artista e la centralità dello stesso nel contesto sociale di una comunità sana.» (..) «La loro aspirazione massima è quella di poetizzare lo stato, la società tutta, portando bellezza nei cuori e nelle menti e creatività nei centri di potere spesso sterili e ottusi

Proprio quest’ultimo concetto sembra rifarsi all’idea del romanticismo italiano. Lo sapete, sono affezionato all’idea romantica dell’artista, del poeta. Nei romantici fu vivissimo il senso della poesia educatrice del popolo.

In definitiva

Posso dire di essere d’accordo con la “possibile” definizione di poeta d’azione. Mi sembra una buona sintesi. Il movimento, in verità, si spingerà oltre in altri documenti ma, credo, che una radice comune anche al mio pensiero, ci sia.

Fin qui tutto bene. Il problema sorge quando, a questo schema di sintesi, si devono sommare questioni prettamente filosofiche e, soprattutto politiche.

PARTE II – Non Mi Piace
  1. Nota diciamo dolente. Il post “Punti Programmatici Fondamentali”, a mio parere, potrebbe essere rivisto ed aggiornato (la famosa pubblicità di Ambrogio con i cioccolatini è parecchio datata!). Ritengo, inoltre, che l’impianto generale sia di difficile comprensione. Volendo estremizzare, credo risulti controproducente per lo sviluppo del movimento stesso e, quindi, della poesia. Si tratta di un testo filosofico-ideologico del movimento, utile forse agli studiosi ma difficile da decifrare, oggi. Come si può aspirare a divenire fenomeno di massa proponendo una carta d’identità così complessa? Ho notato che il testo è definito come “1.0”. Sarebbe interessante rivisitarlo per portarlo ad una versione 2.0 ed alleggerirlo, già che ci siamo, un po’. Sarebbe utile affrontare, all’interno, le nuove sfide della poesia nei confronti di tutte le nuove tecnologie comunicative. Per fortuna, la comunicazione di massa, oggi, non passa soltanto attraverso il televisore.
  2. Parte politica. Il Programma Politico è, senza ombra di dubbio, strumento essenziale se aspiri a candidarti alle elezioni. Preciso, sin da subito, che tale documento è inserito nel “Non Mi Piace” non perché ritengo politicamente, socialmente inadeguate le proposte avanzate ma, piuttosto, per una questione che sta a monte ed un’altra a valle. Cercherò d’essere breve:

a. A monte:     Quanto è utile alla poesia un movimento politico di siffatte caratteristiche? Un movimento, quindi, che aspiri a governare uno stato (perché di questo si tratta se figuri tra i candidati) o, addirittura, enti sovranazionali come l’U.E.? A mio parere non è utile; anzi è in antitesi con la poesia stessa. Io, anche sforzandomi, non riesco proprio a vedere niente di poetico in un documento di politica finanziaria, nel Fiscal compact, nel Mes e via dicendo. Perché un poeta, nel suo essere poeta, dovrebbe spingersi fino a governare i veri e propri processi amministrativi degli stati? Il “lavoro” del poeta è altra cosa. Il poeta deve fare poesia così come un medico deve curare.

b. A valle:      Accettiamo invece l’assunto che il poeta può e/o deve spingersi fino ad essere eletto al pari di un governatore. Chiedo, come si potrebbe giustificare la poesia del poeta-politico nel momento in cui dovrà svestire l’abito del primo, per indossare quelli del poeta puro e semplice? Non si creerebbe un enorme conflitto d’interessi tra le due figure? Dovrebbe decantare se stesso nel proprio agire politico? Assunto, infatti, che il poeta decanta della vita, quindi anche della politica, chiedo, non si creerebbe un conflitto d’interessi d’italica memoria? controllore e controllato. Il famoso Quarto potere. No, decisamente no. Credo che la funzione sociale di un poeta sia quanto di più nobile possa esistere ma guai a confondere questo, con l’opera governativa stricto sensu. Forse ha ragione P. B. Shelley quando afferma che «i poeti sono i legislatori misconosciuti del mondo». Misconosciuti, appunto.

In definitiva

Penso che il movimento “poeti d’azione”, possa essere un formidabile scrigno di riflessione e proposta sullo stato della poesia portando avanti, sempre in modo più convinto, le giuste rivendicazioni sulla poesia e sui poeti.

Li ritengo comunque coraggiosi e lungimiranti nelle loro battaglie, compresa anche l’opportunità di fare “politica attiva” in quanto poeti.

Personalmente lascerei interpretare ai partiti (moribondi) il ruolo proprio del partito. Siamo proprio sicuri che, quest’ultimo, sia un recinto abbastanza ampio da potere contenere una poesia senza opprimerla di senso e significato? E’ un rischio troppo grande.

Un poeta, nella sua veste di poeta, non può vivere dentro un recinto fatto di dettami politici, proclami, promesse non mantenute, aspetti filosofici, ideali e vecchie ipotesi d’opportunità spiccia. Questa sarebbe la negazione stessa della libertà poetica. Declasserebbe la poesia a stampella della politica. La poesia non verrebbe ridotta a megafono del politico? Andrebbe, tra l’altro, contro uno dei proclami del movimento stesso (se non ho interpretato male) quando, al punto 2 dei Punti programmatici fondamentalisi legge: “(..)siamo, come dichiarammo sinteticamente cinque anni or sono, «per la supremazia della poesia sulla politica».” Io vedrei esattamente l’opposto.

Chiudo, come disse Roberto Benigni parlando della Divina Commedia, «la poesia è parola, il contrario della politica, che dovrebbe essere fatti, non parole».

L’articolo sul fattoquotidiano è QUI

L’articolo su Lastampa.it è QUI

Il video di Pasolini è QUI

Il blog del “Movimento poeti d’azione” è QUI

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