Clicchi Mi Piace? No grazie!

non mi piace

Oggi ne canto 4 al vento.

Parlerò di me e del mio punto di vista pur nella consapevolezza che il mondo non gira attorno alla mia vita ed alle mie convinzioni. Ho iniziato a scrivere poesie, sequenze di parole, nell’oramai lontano 1999. Nel Marzo di quell’anno per l’esattezza. A proposito, scusate il momento amarcord: «la mia prima poesia ha compiuto da pochi giorni 15 anni! happy birthday!»

Fine del momento amarcord.

Pensate che nel ’99 Facebook (forse) esisteva solo nei pensieri Mark Zuckerberg. Il social network più famoso al mondo vedrà la luce soltanto 5 anni dopo e, si svilupperà, così come lo conosciamo adesso, circa nel 2006.

Pensate invece, più in generale, ad internet che nel 1995, appena 4 anni prima della mia prima poesia, era relegato ad essere una rete dedicata alle comunicazioni all’interno della comunità scientifica e tra le associazioni governative e amministrative. Inizierà la sua diffusione di massa proprio a ridosso del 2000 con i primi modem catorcio 56k.

Insomma, sembra trascorsa un’era geologica.

Eppure la poesia, si studia, è nata prima della scrittura. Pensate ai canti dei contadini ed ai racconti dei cantastorie.

In Grecia solo intorno all’ VIII a.C. si avrà l’introduzione della scrittura alfabetica che, poco dopo, ci regalerà l’Iliade, l’Odissea e via dicendo.

Poi nel XV secolo d.C. Gutenberg inventerà il libro “stampato” e così, la poesia, diverrà più un esercizio di lettura introspettiva, silenziosa e personale.

La premessa storica può risultare noiosa ma, vedrete, sarà parte necessaria del ragionamento.

Parliamo di oggi:

Apro il browser vado su Google e scrivo: “concorso di poesia”. Il motore di ricerca mi restituisce la bruttezza di circa 1.230.000 (unmilioneduecentotrentamila) risultati; invece, se scrivo “contest di poesia” mi fornisce circa 550.000 risultati.

Spazzatura?

Cosa potrebbe nascondere, oggi, un concorso di poesia? E’ presto detto:

  1. Finanziamenti a vario titolo per l’associazione proponente da parte di amministrazioni più o meno decentrate dello stato
  2. Pubblicità camuffata per case editrici
  3. Pubblicità camuffata per siti internet
  4. Pubblicità camuffata per pagine Facebook e/o similari
  5. Altro

Eppure la Poesia (con la lettera maiuscola) esiste, come dicevo nella premessa storica, da migliaia di anni e non ha mai fatto uso di tutti questi strumenti, mezzi e mezzucci. Si parlerebbe oggi di pubblicità ingannevole.

E’ chiaro, in mezzo a tutto questo oceano di marchette ci sono le eccezioni che confermano la regola. Dentro questo universo di pubblicità c’è chi ha davvero a cuore le sorti della poesia. Non so quanti esseri umani muniti solo dell’arma poetica, riuscirebbero ad uscire indenni dai meandri della foresta Amazzonica-Telematica senza finire tra le fauci di un leone affamato di click!

Io sono convinto che la poesia è al mondo perché insita nell’uomo. Io sono fautore della poesia vissuta con l’animo del poeta. Preferisco “10, 100, 1000” poeti del millennio scorso che “10, 100, 1000” «Mi piace» digitati su una tastiera di plastica mentre sei in chat con l’amica, con la musica a palla e Candy Crush Saga sullo smartphone.

Che depressione! Poi ci si interroga sul perché la poesia vende meno di una guida turistica (leggi il mio precedente post QUI).

Internet, i social network ed i mass media, sono uno strumento formidabile ma, ribadisco, uno strumento e, per questo, c’è modo e modo di sfruttarli. La poesia non dovrebbe essere somministrata al prossimo come si inietta nelle vene una droga; non dovrebbe essere neppure imposta e “pregata” d’esser letta e/o commentata e “likeata. Non serve ed è controproducente per il poeta e la poesia stessa.

Chi scrive poesie per vincere uno dei milioni di concorsi, premi, riconoscimenti, menzioni, citazioni o chi scrive “a comando” sul tema richiesto dal “concorso” di turno, credo debba interrogarsi sul senso stesso della poesia; sul senso stesso del poetare.

Io resto fermamente convinto che la bellezza della poesia risieda nel farne dono alle persone più o meno lontane da noi e nel modo più diretto possibile. Magari senza il muro posto da uno schermo, sia pure full hd davanti a noi. Volendo estremizzare il concetto:

I grandi poeti non sono tali perché vincitori di concorsi. Forse non hanno mai gareggiato in alcuno di questi ma, i c.d. “concorsi” d’oggi, sono comunque a loro “dedicati“. Per la serie: Meditate gente, meditate.

Quindi, se proprio volete un riconoscimento provenire da una giuria concorsuale, che vi dirà quanto siete bravi scrivendovi una supercazzola di motivazione, pensateci bene, molto bene prima di mandare mail, plichi o quant’altro. Selezionate con cura il concorso (almeno) e, soprattutto, interrogatevi sul perché volete (dovete?) farlo.

E pensare che se vi fosse un egual numero di concorsi indetti a fine lavorativo, avremmo risolto il problema della disoccupazione in Italia!

PS: niente di personale

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...