La poesia nella musica & nel cinema: C. Baudelaire e A. Merini

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CAPITOLO PRIMO, CHARLES BAUDELAIRE

Oggi, ci occuperemo principalmente di analizzare il rapporto tra la musica e la poesia. Non in senso generale come abbiamo già fatto (Clicca qui per la prima parte e per la seconda parte), ma palesando qualche esempio concreto, tangibile. Questa volta, invece, faremo solo un accenno al cinema.

Protagonisti saranno:

1. Charles Baudelaire

2. Alda Merini

3. Milva

4. Gli Iron Maiden

5. Il rapper Marracash

6. Massimo Ranieri

7. Simone Cristicchi

8. Giovanni Nuti

Procediamo con ordine. La nostra linea di partenza ma anche congiunzione tra tutto e tutti sarà una poesia del Baudelaire, un uccello (letteralmente parlando), l’Albatros. Per chi non lo conoscesse, ecco un’immagine del protagonista:

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Immagine in licenza CC 3.0. Autore Brocken Inaglory. Info sui diritti cliccando sull’immagine.

Ecco, questo maestoso uccello marino, ha ispirato generazioni d’artisti. Il motivo è presto detto.

Partiamo dall’opera più famosa, se vogliamo, che è appunto, “l’albatros” di Baudelaire. In realtà, facendo un passo indietro scopriamo che l’Albatros è stato co-protagonista de “la ballata del vecchio marinaio” (The Rime of the Ancient Mariner), poemetto scritto da Samuel Taylor Coleridge e pubblicato nel 1798; espressione del romanticismo. La storia narra dell’avventura di una nave e del suo equipaggio; in particolare di quando la nave rimase intrappolata tra i ghiacci e la tempesta. Il posarsi di un albatros sulla nave viene accolto come un presagio favorevole dall’equipaggio, che lo rifocilla. Il volatile sembra, infatti, portatore di una brezza che consente alla nave di liberarsi dalla stretta del ghiaccio. Inaspettatamente, però, il marinaio protagonista uccide l’uccello con un colpo di balestra. Da qual momento accadono le sventure. (Chi volesse ulteriori particolari può cliccare QUI).

Torniamo al nostro Charles Baudelaire (9 aprile 1821 – 31 agosto 1867). Poeta, scrittore, critico letterario, critico d’arte, giornalista, aforista, saggista e traduttore francese; considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del Simbolismo, nonché anticipatore del Decadentismo. (Maggiori info, vita, opere QUI)

Movimento, quest’ultimo – che ricordiamo avrà ne “i poeti maledetti” i principali protagonisti – paradossalmente, agli antipodi rispetto al romanticismo di cui sopra. Eppure, l’Abatros, rimarrà, come vedremo, protagonista nella storia. Il passaggio dal romanticismo al decadentismo farà del poeta non più un vate, bensì un artista solitario, che scaverà nell’interiorità umana e nell’ignoto.

“L’albatros”è contenuta nella raccolta “I fiori del male”, opera fondamentale del poeta francese. Ecco il testo con relativa traduzione:

L’Albatros

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.
À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

TRADUZIONE:

L’albatro

Spesso, per divertirsi, uomini d’equipaggio
catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, compagni indolenti di viaggio,
il solco della nave sopra gli abissi amari.

Li hanno appena posati sopra i legni dei ponti,
ed ecco quei sovrani dell’azzurro, impacciati,
le bianche e grandi ali ora penosamente
come fossero remi strascinare affannati.

L’alato viaggiatore com’è maldestro e fiacco,
lui prima così bello com’è ridicolo ora!
C’è uno che gli afferra con una pipa il becco,
c’è un altro che mima lo storpio che non vola.

Al principe dei nembi il Poeta somiglia.
Abita la tempesta e dell’arciere ride,
esule sulla terra, in mezzo a ostili grida,
con l’ali da gigante nel cammino s’impiglia.

di Antonio Prete (Feltrinelli, Milano 2003/2010), profondo conoscitore del poeta francese.

QUI potete ascoltare proprio il senso più profondo dell’opera direttamente dalla voce di Antonio Prete sul podcast della “Feltrinelli“.

Per quanto riguarda il collegamento col cinema, di Baudelaire ho scovato una citazione contenuta in un film molto particolare, “Immortal Ad Vitam”  film di fantascienza del 2004, scritto e diretto da Enki Bilal, ispirato ai romanzi a fumettiLa fiera degli immortali” e “La donna trappola“.

Vi propongo, oltre la scena del film, anche un’interpretazione eccezionale della poesia (questa volta per intero), non perdetela!

Citazione tratta da “Una carogna” di C. Baudelaire:

“Anima mia, ricordi la cosa che vedemmo
quella magnifica dolce mattina d’estate
alla svolta di un sentiero
una carogna infame
adagiata su un giaciglio di sassi
con le gambe all’aria come una donna impudica
bruciando e sudando i suoi veleni.”

Una carogna (Tratta da “I fiori del male”)

Ricordate, anima mia, la cosa che vedemmo

quel così dolce mattino d’estate;
alla svolta d’un sentiero un’infame carogna
su un giaciglio cosparso di sassi,

le gambe all’aria, come una donna impudica,
ardente e trasudante veleni,
spalancava in modo cinico e disinvolto
il ventre pieno d’esalazioni.

Il sole irradiava questo putridume,
come volesse cuocerlo a puntino,
e rendere centuplicato alla grande Natura
tutto ciò che essa aveva congiunto;

e il cielo osservava la superba carcassa
schiudersi come un fiore.
Talmente forte era il fetore, che sull’erba
vi sentiste svenire.

Le mosche ronzavano sopra quel ventre putrido,
da cui uscivano neri battaglioni
di larve, che colavano come un liquido denso
lungo quei brandelli di vita.

Il tutto scendeva e risaliva come un’onda
o si slanciava gorgogliando;
si sarebbe detto che il corpo, gonfiato da un vago soffio,
vivesse moltiplicandosi.

E questo mondo produceva una strana musica,
come l’acqua corrente e il vento,
o come il grano che il vagliatore con movimento ritmico
gira e agita nel vaglio.

Le forme svanivano e non erano più che un sogno,
un abbozzo lento a venire
sulla tela dimenticata che l’artista completa
solamente con la memoria.

Dietro le rocce una cagna inquieta
ci guardava con occhio crucciato,
aspettando il momento per riprendere allo scheletro
il boccone che aveva lasciato.

− Eppure voi sarete simile a questa sozzura,
a quest’orribile infezione,
stella dei miei occhi, sole della mia natura,
voi, mio angelo e mia passione!

Sì! tale sarete, o regina delle grazie,
dopo gli ultimi sacramenti,
quando andrete sotto l’erba e i rigogliosi fiori,
a marcire tra le ossa.

Allora, o mia bellezza! dite ai vermi
che vi mangeranno di baci,
che ho conservato la forma e l’essenza divina
dei miei amori disfatti!

C. Baudelaire

Inoltre, per quanto attiene il rapporto con la musica, ricordiamo che la trama principale de “la ballata del vecchio marinaio” ha ispirato la canzone “Rime of the Ancient Mariner” del gruppo inglese Iron Maiden, inserita nel loro album Powerslave del 1984 e contenente diverse citazioni dell’opera di Coleridge.

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Infine, un’ultima citazione ci porta in un mondo del tutto diverso, musicalmente parlando, il rap di Marracash feat Dargen e Rancore che hanno prodotto “L’albatro” ispirata sempre alla ballata inglese

 CAPITOLO SECONDO, Alda Merini

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) poetessa, aforista e scrittrice italiana. Una delle maggiori del secolo, in assoluto. (QUI tutte le info)

La nostra protagonista, dall’alto della sua bravura, non avrebbe potuto farsi sfuggire un raffronto poetico con l’Albatros. Così, anche la nostra poetessa, ne ha scritto una versione tutta sua. Eccola qui di seguito:

L’Albatros

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

Alda Merini

Oggi, dicevamo, il tema principale è il collegamento con la musica. Bhè, miglior esempio non potrebbe esserci del lavoro che la Merini e Milva hanno prodotto qualche anno addietro.

“Milva canta Merini”, è un album pubblicato nel 2004; rappresenta la messa in musica di alcune celebri poesie della nostra poetessa. La musica è composta da Giovanni Nuti. Le tracce sono: (maggiori info QUI)

Gli occhi di Milva
Sono nata il 21 a primavera
Nella notte che geme il tuo patire
Gli inguini
Canzone dell’uomo infedele
I sandali
Prima di venire
Johnny Guitar
La terra santa (recitata da Alda Merini)
Spazio
L’albatros

Io, vi propongo:

1. La lettura del testo poetico “l’Albatros” fatta da Massimo Ranieri

2. La canzone meravigliosa proposta da Milva e Nuti.

3. La canzone interpretata da Simone Cristicchi e Nuti.

Così, anche questo affascinante capitolo può considerarsi chiuso. Tanti altri spunti sarebbero possibili ma, credo, che lo scopo che mi ero prefissato di raggiungere si possa dire assolto, per oggi.

OFF TOPIC

Prima di lasciarvi, trattandosi di analizzare il rapporto Musica-Poesia, anche se fuori tema, appunto, vi suggerisco un brano di Vecchioni, “Canzone per Alda Merini”.

Grazie a tutti per l’attenzione.

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3 pensieri su “La poesia nella musica & nel cinema: C. Baudelaire e A. Merini

  1. La mia pof di inglese ci fece studiare The Rhyme con la canzone degli Iron, funzionò. Questi tuo modo di vedere le cose dovrebbe diventare il nuovo modo di insegnare le lettere. Una letteratura comparata contemporanea. Davvero notevole, complimenti.

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