Chi è il poeta? L’analisi del pensiero di Freud – 2

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Immagine di pubblico dominio su Wikipedia. Per info cliccare sull’immagine stessa

Continuando nell’analisi del pensiero di Freud, possiamo affermare con certezza ciò che nella prima parte abbiamo supposto. Vale a dire, l’idea dello stesso studioso di credere che dalla comprensione logica della composizione creativa possa scaturirne un poeta.

L’arte, di per sé, è composizione creativa. Questo è fuor di dubbio. Ma l’idea che la comprensione logico-razionale (perché di questo parla Freud) di un’arte, possa insegnartene un’altra arte è, quantomeno, una forzatura.

Pensare che la comprensione dell’arte creativa del disegno di per sé forgerebbe uno scultore è pazzia. Altre sono le regole; altre sono le abilità; altri gli strumenti; altra è l’arte.

O ancora, per esempio, dare una palla ovale ad un giocatore di calcio e pretendere che la comprensione logico-regolamentare del gioco del Rugby, permetta al calciatore di diventare un rugbista è forzatura anch’essa. Anche qui altre sono le regole, altre sono le abilità; altri gli strumenti; altra è l’arte.

Certo, un bravo pittore può anche essere un bravo scultore, ma la strada che porterà ad una così completa abilità artistica non può ridursi (per l’uomo medio) ad una semplice comprensione delle arti in gioco.

Quest’ultimo esempio, seppur esemplificativo, ci permette di aggiungere un elemento di criticità ulteriore per accettare l’assunto di Freud. Mi riferisco al fatto che la poesia non è, di certo, arte manuale! Pertanto sarebbe ancora più complesso ritenere di potere apprendere un’arte non manuale attraverso la semplice comprensione logico-razionale.

Più semplice e pratica è un arte, infatti, meglio può essere spiegata e, quindi appresa. Al contrario, meno pratica e più irrazionale è un’arte (la poesia nel caso di specie) più complessa sarà la cognizione e, quindi, la realizzazione da parte di un terzo.

Questo ragionamento ci permette di ribadire con più convinzione, quanto già ho espresso nella nostra prima parte di analisi. Secondo Freud, infatti, questo è possibile. Ci si riferisce al fatto secondo cui, dalla comprensione di un’arte simile alla poesia, si possa apprendere l’arte del poetare. Io lo ritengo altamente improbabile se non impossibile. Dubito, infatti, si possa trarre una regola generale.

Segue, nell’analisi di Freud uno dei più evidenti errori di comprensione. Questi, infatti,  travisa un luogo comune per ricondurlo, a suo piacimento, all’interno della sua teoria.

Quando egli scrive che i poeti cercano di ridurre la distanza tra questi e l’uomo diremo “comune”, vorrebbe far sembrare che gli stessi poeti, dichiarino quanto segue:

Sarebbe qualcosa come dire che, per essere poeta basta essere un uomo e quindi, la comprensione dell’uomo, ti permette di divenire poeta. Niente di più errato.

Quella, che è una frase che spesso si ripropone per spiegare l’essere poeta in realtà, secondo la mia interpretazione, suggerisce bel altra cosa.

Mi spiego. Ieri vi dicevo che l’ispirazione, quindi la poesia e quindi il poeta è “frutto” della composizione di attimi, sensazioni, pensieri. L’essere umano di per sé è naturalmente predisposto ad accogliere in se, ogni giorno, più volte al giorno, questi elementi. Il poeta altro non fa che raccogliere tali elementi immateriali (il più delle volte) e rielaborarli sotto forma di parole. 

La fatidica distanza sta tutta qui. Non tanto nella comprensione dell’uomo; quanto nell’accettare come assunto che una poesia altro non è che vita vissuta. La stessa vita che lega tutti gli esseri umani. Formata da innumerevoli attimi (dal punto di vista del poeta).

Ma non è l’introspezione su cosa nasce in un altro uomo (nel poeta) che ti rivela la composizione creativa dello stesso. Al contrario è nella tua stessa vita che ciò può avvenire. Tale analisi ti permetterebbe di appropriarti di qualcosa che già hai, ma che non consideravi di possedere.

E’ la propria analisi introspettiva che insegna e non la comprensione creativa del poeta. Quella resterà sempre oscura all’esterno fintanto che  non avrai lavorato sulla tua persona. Le parole utilizzate dal poeta per spiegare la nascita di una poesia, sembreranno inconcludenti ragionamenti privi di utilità, per la ovvia ragione che le espressioni utilizzate rimarranno, per la gran parte, prive di significato specifico in chi le ascolta.

Possiamo quindi tornare all’analisi della prima parte per mettervi un punto. Quando Freud, infatti, scrive che l’interessa, la curiosità aumenta se il poeta rimane vago sul processo creativo, sul poetare, possiamo adesso rispondere, che la ragione di questa incomprensione è semplice. La domanda è posta alla persona sbagliata e, la risposta, soggiace a regole per lo più irrazionali che difficilmente possono essere spiegate, e  quindi apprese, attraverso la semplice comprensione logica. Per questo sembrerà sempre di ricevere risposte, nel migliore dei casi, elusive.

ANALISI PARTE 1 –> CLICCA QUI

ANALISI PARTE 3 –> CLICCA QUI

Saggi sul pensiero di Freud:

Newton Compton: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura (e-book)

La Feltrinelli: Psicoanalisi dell’arte e della letteratura  (Cartaceo)

Mondadori: Parole che nascono libere. La scrittura creativa per la crescita e la terapia di Giampaolo Mazzara

La Feltrinelli: Penelope che parlava alle pietre. Frammenti di letteraturanima e d’oltre

di Giovanna Mulas

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3 pensieri su “Chi è il poeta? L’analisi del pensiero di Freud – 2

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